La mafia e le slot illegali dei casino online nei bar

Che il gioco d’azzardo e i casino siano sempre stati nel mirino di chi vuole arricchirsi sfruttando qualunque cosa, è ormai ben risaputo. Accanto ai giocatori onesti che amano il genere, c’è infatti sempre qualcuno pronto a infrangere la legge per poter guadagnare ingenti cifre di denaro. Per questo motivo, è stata creata l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, altrimenti conosciuta come AAMS, nata con l’intendo di regolamentare un modo troppo allo sbaraglio, sorvegliando non solo i giocatori, ma soprattutto gli operatori. Questi ultimi, infatti, ricadono troppo facilmente nella rete della malavita, perché il settore delle slot machine da bar si presta particolarmente a un giro d’affari poco legale. Nel giro di poco tempo, la mafia ha creato un giro d’affari incredibile sfruttando slot machine truccate che non fanno arrivare al Monopolio informazioni corrette sulle giocate: i meccanismi truccati infatti nascondono circa il 20-30% di ogni giocata, ma individuare le macchine truccate non è molto semplice, in quanto è necessario un controllo sul posto dal personale qualificato. Considerando che il gioco d’azzardo è la terza impresa italiana, non è difficile capire perché mafia, camorra e ‘ndrangheta abbiano scelto questo campo per arricchirsi ulteriormente.
Cosa fare per poter fermare questo fenomeno? Semplice: collaborare. Visto che i controlli e l’intervento delle forze dell’ordine non sono sufficienti ad arrestare il fenomeno, è necessario che tutti i cittadini collaborino, segnalando agli organi competenti qualunque malfunzionamento o comportamento poco regolare, visitando il sito dell’AAMS o mandando una mail a puntinonautorizzati@aams.it. Solo con la collaborazione di tutti si può effettivamente lottare contro questo problema, facendo in modo che i cittadini onesti non ci rimettano di tasca propria.
È vero, è difficile, si tratta di enormi cifre, le autorità non hanno la forza necessaria per fermare definitivamente questo fenomeno, ma ogni contributo a questa causa, anche quello più piccolo, permetterà di avere un futuro libero da questo problema.

Mafia, casino online e Malta

La camorra ha trovato nei casino online un modo perfetto per giustificare e riciclare il denaro sporco, derivante da narcotraffici e altre attività che di legale hanno ben poco. È questo quanto emerso da un’inchiesta della procura di Napoli, che ha evidenziato connessioni tra la camorra e siti di gioco online maltesi.
Aprire un sito è proprio quello che ha cercato di fare Ciro Smiraglia, nipote del boss e riciclatore di denaro per il clan Zaza-Mazzarella, che gestiva due sale giochi a Roma e voleva aggiungere alle sue attività un sito online occultato al Monopolio dello Stato, e proprio per questo aveva preso contatti a Malta con Gaetano Fidanzati, esponente della famiglia di Cosa nostra che ha contatti col fratello del primo ministro dell’isola di Malta. Insomma, Malta è un “porto sicuro”, dove siti di questo genere si possono aprire senza troppa preoccupazione, e ancora meno controlli.
Il comparto di scommesse online è in continua crescita, e solo l’anno scorso si contano degli incassi che superano i 90 miliardi di euro. Le preferenze dei giocatori sono indirizzate alle video-lottery e alle new slot, senza disdegnare i giochi del passato.
I guadagni per lo Stato sono variabili, e per i siti online si arriva a uno 0.6% sul totale. Ma la mafia non si accontenta, e pur di avere un guadagno al 100% si rivolge ad altri servizi, visto che creare un sito è molto facile e soprattutto redditizio, se ci si serve di siti illegali gestiti da società straniere con server posizionati in Paesi con agevolazioni fiscali.
Insomma, partendo da una buona intenzione del legislatore, quando nel 2003 ha legalizzato il gioco d’azzardo per accrescere e fidelizzare i giocatori a un sistema di gioco legale, si è arrivato a un punto di non ritorno, con la malavita sempre più invischiata in questo settore.

Stato, mafia e nuove povertà: il casino online in Italia

Se la mafia è diventata struttura portante dell’economia italiana, è perché compromessi, insabbiamenti, corruzione e potere, nel nostro Paese, si sono incrociati in modo tale da permetterglielo, dandole la possibilità di mettere le mani quotidianamente su milioni di euro che, da casse oneste, passano a quelle mafiose e viceversa. Così come i DJ del passato, i mafiosi “skretchano” sul mondo finanziario: fermano il disco dell’economia legale e lo fanno ripartire a loro piacimento, aggiungendo qualcosa di proprio, il denaro sporco. Uno dei settori più promettenti per il ricicliaggio di denaro sporco e la raccolta e il guadagno da parte dei criminali è quello dei casino online, che sfrutta i vizi della popolazione a proprio vantaggio.
Annualmente, vengono spesi circa milleduecentosessanta euro a persona, una cifra che spinge l’Italia al primo posto in Europa e al terzo in tutto il mondo tra i Paesi che giocano di più. Il fiume di denaro che sgorga tra macchinette, Lotto, Enalotto, Gratta&Vinci e altro ancora è perfetto e spesso troppo violento per tenerlo a bada con le normative vigenti, così come “violento” è l’effetto di queste modalità di gioco su una porzione più sensibile dei giocatori, per cui il vizio diventa letteralmente patologico: tutto ciò, così, dà vita a un ambiente perfetto per le organizzazioni mafiose.

Casino online: legali o no?

In Italia, il confine tra gioco d’azzardo legale e illegale è molto labile, e quest’ultimo dunque viene continuamente alimentato perché si mescola a quello legale, che sottolinea e fa emergere le possibilità di una vittoria che cambia la vita piuttosto che le perdite, spingendo chi soffre di questa malattia a continuare, facendo girare un denaro non molto pulito e cadendo nelle reti degli usurai che alimentano ulteriormente questa sete di cash. L’intreccio degli interessi mafiosi e statali, di conseguenza, diventa così fitto, da azzardare, nuovamente, una collaborazione tra le due parti.

Mafia e casino online in Calabria

La mafia non molla il dominio del gioco d’azzardo in Calabria: in questo ambiente è concessa a tutti una seconda possibilità e chiunque, armato di un vestito elegante, può cancellare con un colpo di spugna i suoi trascorsi malavitosi.
Tra gli “imprenditori” si può trovare l’ex rapinatore di Reggio Calabria che ora gestisce gioco d’azzardo a Malta, oppure il pluricondannato per droga e armi che, in attesa di una sentenza definitiva, si è dato a nuovi affari.
I casino online sono la nuova “moda” del momento, fatta di tavoli e di giocatori abituali, che non si incontrano mai ma che su quei tappeti verdi lasciano somme considerevoli, che a volte possono anche rovinare vite o distruggere famiglie. È stato calcolato che i soldi che girano in questi circoli illegali hanno un peso di diversi miliardi di euro, circa cinque, su cui la mafia ha pieno controllo.
Soltanto negli ultimi cinque anni ci sono state più di venti indagini che hanno svelato il dominio della mafia nel gioco illegale, con la supremazia dei clan calabresi e anche alleanze interregionali.
Quello che però non viene svelato è una quotidianità fatta di estorsioni, di riciclaggio di piccole e grandi somme di denaro, che i clan nascondono abilmente dietro ricevitorie e siti di slot e poker online. Ormai il gioco d’azzardo è diventato un vero e proprio business illegale, da quando nel 2006, con la liberalizzazione, il popolo italiano si è riscoperto giocatore d’azzardo, e la mafia ne ha approfittato immediatamente: i clan hanno capito immediatamente che grazie a questi affari avrebbero potuto risolvere il problema che li affliggeva da sempre, ossia come riciclare e giustificare il denaro sporco derivante dal narcotraffico, con rischi irrisori.
Dopo aver preso il monopolio del settore del videopoker, la malavita si è quindi spostata al gioco online, dov’è facilmente possibile nascondere le proprie tracce grazie a software specifici, e dove sono nati dei veri e propri imperi.
Le indagini hanno appena iniziato a scoprire la punta dell’iceberg, tutto questo grazie a un manipolo di fedelissimi dei clan, spesso con precedenti pesanti, ma che nonostante ciò trovano facili consensi tra professionisti del settore e insospettabili nomi della politica e delle autorità che dovrebbero vigilare. Perché, in fondo, nel gioco conta più l’apparenza che la sostanza.