Mafia e casino online in Calabria

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La mafia non molla il dominio del gioco d’azzardo in Calabria: in questo ambiente è concessa a tutti una seconda possibilità e chiunque, armato di un vestito elegante, può cancellare con un colpo di spugna i suoi trascorsi malavitosi.
Tra gli “imprenditori” si può trovare l’ex rapinatore di Reggio Calabria che ora gestisce gioco d’azzardo a Malta, oppure il pluricondannato per droga e armi che, in attesa di una sentenza definitiva, si è dato a nuovi affari.
I casino online sono la nuova “moda” del momento, fatta di tavoli e di giocatori abituali, che non si incontrano mai ma che su quei tappeti verdi lasciano somme considerevoli, che a volte possono anche rovinare vite o distruggere famiglie. È stato calcolato che i soldi che girano in questi circoli illegali hanno un peso di diversi miliardi di euro, circa cinque, su cui la mafia ha pieno controllo.
Soltanto negli ultimi cinque anni ci sono state più di venti indagini che hanno svelato il dominio della mafia nel gioco illegale, con la supremazia dei clan calabresi e anche alleanze interregionali.
Quello che però non viene svelato è una quotidianità fatta di estorsioni, di riciclaggio di piccole e grandi somme di denaro, che i clan nascondono abilmente dietro ricevitorie e siti di slot e poker online. Ormai il gioco d’azzardo è diventato un vero e proprio business illegale, da quando nel 2006, con la liberalizzazione, il popolo italiano si è riscoperto giocatore d’azzardo, e la mafia ne ha approfittato immediatamente: i clan hanno capito immediatamente che grazie a questi affari avrebbero potuto risolvere il problema che li affliggeva da sempre, ossia come riciclare e giustificare il denaro sporco derivante dal narcotraffico, con rischi irrisori.
Dopo aver preso il monopolio del settore del videopoker, la malavita si è quindi spostata al gioco online, dov’è facilmente possibile nascondere le proprie tracce grazie a software specifici, e dove sono nati dei veri e propri imperi.
Le indagini hanno appena iniziato a scoprire la punta dell’iceberg, tutto questo grazie a un manipolo di fedelissimi dei clan, spesso con precedenti pesanti, ma che nonostante ciò trovano facili consensi tra professionisti del settore e insospettabili nomi della politica e delle autorità che dovrebbero vigilare. Perché, in fondo, nel gioco conta più l’apparenza che la sostanza.